Fecondazione assistita: le regole riguardanti la Fivet

Fecondazione assistita

Per quanto riguarda la stimolazione delle ovaie ci sono differenti pratiche che regolano questo processo, il tutto finalizzato all’inseminazione artificiale.
Quelle più usate nel concepimento in vitro sono quelle denominati comunemente protocollo corto e lungo.
I medicinali che vengono usati in queste pratiche nella Fivet non subiscono alcuna differenziazione.
La prassi di stabilire quale tipo di pratica relativa ai protocolli debba essere usata sta al dottore che seguirà la paziente, costui farà un’analisi di alcune caratteristiche relative al suo paziente in cura (tipo quanti anni ha la paziente, come il medicinale agisce su di lei e altro).
Appunto in base a questi preliminari il dottore potrà stabilire se è il caso di usare il cosiddetto protocollo lungo oppure quello corto. Ripetiamo che questi esami andranno fatti nel caso in cui la paziente voglia ricorrere all’inseminazione artificiale.

Se si usa quello denominato protocollo lungo, verranno somministrati alcuni medicinali che provocano una barriera alle ovaie e questo trattamento ha la durata di circa due settimane o poco meno (una decina di giorni).

L’azione dei medicinali somministrati causa l’eliminazione degli ormoni che vengono creati dall’ipofisi, i quali stimolano e mettono in funzione le attività delle ovaie. Se si sopprime l’azione di due ormoni specifici (quello detto follitropina e quello detto luteinizzante), l’azione andrà a colpire la comune funzione delle ovaie di ovulare, e impedirà la creazione di uno specifico ormone, sempre relativo alle ovaie.

Finito il periodo di somministrazione dei medicinali suddetti, sarà necessario sottoporre la paziente ad una ultrasonografia della regione delle ovaie ed utero, e si verifica la quantità dell’ormone prodotto dalla ovaie  presente nel sangue.

Grazie a questi esami il dottore sarà in grado di stabilire se effettivamente la funzione delle ovaie è stata bloccata oppure no, in caso negativo la paziente continua a prendere i medicinali già citati in precedenza per un periodo di una settimana, dopodiché si rifanno gli esami appena citati.

Nel caso in cui gli esami diano risultato positivo, (ovvero se la funzione delle ovaie sia stata effettivamente bloccata), si pratica l’attività di stimolo delle ovaie tramite ormoni specifici appositamente sintetizzati.
In seguito a tale verifica viene rifatta l’ultrasonografia, dopo pochi giorni (meno di una settimana) e la verifica della quantità dell’ormone generato dalle ovaie presente nel sangue.

Questi esami vengono poi ripetuti ogni pochi giorni (generalmente due o tre) alcune volte al giorno.
Il tutto ha uno scopo di verifica del livello di stimolo delle ovaie e di fornire il giusto livello di ormoni alla paziente.

Il protocollo corto e l’inseminazione artificiale

A differenza del cosiddetto protocollo lungo quello denominato corto si usa nel campo dell’inseminazione artificiale per donne non più giovani oppure per le donne che non hanno avuto i risultati desiderati con la procedura di stimolo delle ovaie (per una panoramica su tutte le tecniche di inseminazione leggi qui).
In questi casi i medicinali (quelli che servono all’eliminazione degli ormoni) vengono dati alla paziente, a partire dal secondo giorno in cui si verifica il ciclo mestruale, mentre i medicinali (ormoni) che servono allo stimolo delle ovaie vengono dati il terzo giorno in cui si verifica il ciclo mestruale.
In seguito altri esami suggeriranno come continuare con la procedura più adatta al caso per l’inseminazione artificiale.

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